IL MALATO IMMAGINARIO

PROSA - 1 NOVEMBRE 2026 - TEATRO TALIA

30

Agosto

di Molière – Versione di Carlo Emilio Lerici liberamente ispirata all’adattamento di Constance Congdon


Regia di Carlo Emilio Lerici


Con  Edoardo Siravo


e con Andrea Bezzi, Francesca Bianco, Francesca Buttarazzi, Gabriella Casali, Giuseppe Cattani, Alessandro Pizzuto, Susy Sergiacomo, Roberto Tesconi, Tonino Tosto


Musiche: Davide Cavuti


Scene: Giuseppe Lorenzo


Costumi: Annalisa Di Piero


Aiuto Regia: Andrea Bezzi


Movimenti coreografici: Alessandro Pizzuto


Produzione: Teatro Belli di Antonio Salines

QUANDO

Domenica 1 NOVEMBRE 2026 - ore 18:00

DOVE

TEATRO TALIA - TAGLIACOZZO

Il Malato Immaginario torna in scena rivelando tutta la forza della sua straordinaria macchina comica. Al centro della vicenda c’è Argante, interpretato da Edoardo Siravo: un uomo comicamente ossessionato dalle malattie, la cui ipocondria diventa il pretesto per una catena di situazioni grottesche. Attorno a lui si muove una galleria di personaggi che cavalcano questa fobia con puro opportunismo. Belinda (Gabriella Casali), la moglie, è una abilissima manipolatrice, lucida e spietata, intenta solo ad assicurarsi l’eredità, mentre il dottor Purgòn (Roberto Tesconi), con la complicità incosciente del nipote Tommaso (Giuseppe Cattani), giovane e goffo aspirante medico, rappresenta l’arroganza di una scienza dogmatica che dimentica l’uomo in nome dell’interesse personale. La loro pedanteria, unita alla pedanteria rituale della signora Fleurant (Susy Sergiacomo), la farmacista che somministra pozioni e clisteri come fossero cerimonie sacre, trasforma la casa di Argante in un tempio dell’assurdo, dove la cura è solo un altro modo per esercitare potere, e dove la satira colpisce l’arroganza della finta scienza e l’avidità familiare. Il motore dell’azione e della comicità è Tognina, interpretata da Francesca Bianco. Serva, maestra, coscienza critica: è lei a muoversi tra le pieghe dell’inganno, a smontare la finzione con l’arma dell’intelligenza e dell’ironia. Erede diretta della tradizione della commedia dell’arte, Tognina è la forza vitale che attraversa la scena. La serva scaltra è l’unica figura mossa da un’intelligenza pratica e da una sferzante ironia. È lei a tessere le fila di tranelli e travestimenti esilaranti per smontare le finzioni dei medici e salvare il destino sentimentale della giovane Angelica (Francesca Buttarazzi), promessa sposa al bizzarro Tommaso ma innamorata dell’appassionato Cleante (Andrea Bezzi). I due innamorati rappresentano la passione autentica, che si contrappone alla grettezza di un mondo che vorrebbe ridurre l’amore a un contratto di convenienza sociale. A fare da arguto contrappeso alle follie della casa c’è poi Beraldo (Tonino Tosto), il pragmatico fratello di Argante. Vero e proprio portavoce della ragione e del buonsenso, Beraldo affronta il protagonista con divertente fermezza, cercando in tutti i modi di smantellare le sue ossessioni mediche. Completa il cast il comicamente solerte notaio De Bonnefoie (Alessandro Pizzuto), tipico “maneggione” pronto a prestarsi a strampalati raggiri legali pur di assecondare i piani di Belinda, con cui evidentemente intrattiene una relazione.

Questa messa in scena non cerca l’attualizzazione forzata, ma l’essenza di un testo universale. Parla dell’ossessione per le malattie, delle bizzarrie dei finti dotti e delle meschinità familiari, esorcizzando tutto questo attraverso l’ironia e il potere liberatorio della commedia. Un classico arguto che ci invita, ancora una volta, a ridere di noi stessi.